Come aprire un agricampeggio: requisiti, normativa e alternative

Un agricampeggio è ospitalità all’aria aperta offerta da un’azienda agricola nell’ambito dell’agriturismo. Per aprirlo servono tre cose: essere imprenditore agricolo, rispettare la legge della propria Regione e presentare al SUAP del Comune la pratica prevista, spesso una SCIA. Un terreno agricolo non basta, e piazzole, servizi e procedure cambiano da Regione a Regione.

Prima di affrontare lavori e pratiche, però, conviene capire se i camperisti arriveranno davvero. Con un circuito di soste gratuite come Agricamper, la vostra azienda agricola può ricevere i primi camperisti in sosta per 24 ore e capire se la zona li attira, senza costruire nulla. La registrazione per le aziende agricole è gratuita.

Prima domanda: volete conoscere i camperisti o aprire una struttura ricettiva?

Prima di chiedersi quante piazzole realizzare, conviene chiarire l’obiettivo. Se volete creare una vera attività di ospitalità rurale, con piazzole, servizi e soggiorni di più notti, la strada è l’agricampeggio e il resto di questa guida vi spiega come procedere. Se invece non avete mai ricevuto camperisti e volete capire se questo pubblico fa per la vostra azienda, partire subito con lavori e investimenti può essere prematuro.

Conoscere i camperisti con Agricamper

Agricamper è un circuito che riunisce centinaia di aziende agricole italiane. Le aziende aderenti mettono a disposizione uno spazio per la sosta gratuita di 24 ore di veicoli autonomi, dotati di WC a bordo, con un massimo di cinque veicoli alla volta. L’azienda non fornisce servizi né piazzole e non riceve alcun corrispettivo dal viaggiatore: il mezzo sosta come semplice veicolo, senza attrezzature all’esterno.

Per chi sta valutando un agricampeggio, è un modo concreto di raccogliere informazioni prima di investire. Scoprirete chi arriva (coppie, famiglie, campervan o camper di grandi dimensioni), in quali mesi, che cosa cerca (degustazioni, prodotti, tranquillità) e se ingresso, manovra e fondo del terreno sono adatti ai mezzi. Soprattutto capirete se nella vostra zona esiste una domanda costante oppure solo occasionale. Nel frattempo, la sosta porta clienti in azienda: nessun acquisto è obbligatorio, ma la grande maggioranza dei camperisti visita l’azienda e compra i vostri prodotti. Un vantaggio per entrambi.

Agricamper non è un agricampeggio né un’attività ricettiva: la sosta non prevede piazzole attrezzate, servizi o soggiorni prolungati. Se in futuro vorrete proporre soggiorni di più notti o piazzole con servizi, il percorso da seguire sarà quello dell’agricampeggio descritto in questa guida.

Registrate gratuitamente la vostra azienda su Agricamper. Conoscete i primi camperisti, capite se la vostra zona attira il turismo itinerante e decidete poi, dati alla mano, se investire in un agricampeggio.

Diventate host Agricamper

Cos’è un agricampeggio e chi può aprirlo

La legge 20 febbraio 2006, n. 96 include tra le attività agrituristiche l’ospitalità «in alloggi o in spazi aperti destinati alla sosta di campeggiatori», svolta da un imprenditore agricolo in connessione con la coltivazione del fondo, la silvicoltura o l’allevamento. È questo legame con l’azienda agricola a distinguere l’agricampeggio dal campeggio tradizionale, regolato dalle leggi regionali sul turismo, e dall’area sosta camper, le cui categorie variano da Regione a Regione.

Può quindi aprirlo solo l’imprenditore agricolo ai sensi dell’articolo 2135 del Codice civile, cioè chi esercita coltivazione, selvicoltura, allevamento e attività connesse. L’attività agricola deve inoltre restare prevalente su quella di ospitalità, e ogni Regione decide come misurarlo. In Emilia-Romagna, per esempio, le giornate di lavoro dedicate all’agricoltura devono superare quelle stimate per l’agriturismo.

Le leggi regionali cambiano tutto

Non esiste un regolamento unico per gli agricampeggi italiani: ogni Regione fissa i propri limiti di piazzole, ospiti, superfici e servizi. Un progetto conforme in Toscana può non esserlo in Veneto o in Emilia-Romagna. La tabella confronta cinque Regioni a titolo di esempio.

Regione Norma di riferimento Cosa prevede per l’ospitalità in spazi aperti
Emilia-Romagna L.R. 4/2009 Fino a 8 piazzole; il limite sale a 15 in parchi nazionali, aree protette, siti Natura 2000 e territori montani indicati dalla legge. Piazzole attrezzate e senza strutture fisse.
Lombardia L.R. 31/2008 Ospitalità in alloggi e spazi aperti fino a 100 ospiti al giorno in totale, nel rispetto della connessione. Piazzole con allacciamento elettrico e servizi igienici, preferibilmente in edifici esistenti.
Piemonte L.R. 1/2019 e Reg. 5/2023 Superficie minima della piazzola portata a 60 m².
Toscana L.R. 30/2003 e regolamento attuativo Per l’agricampeggio limiti fino a 35 piazzole e 90 ospiti, secondo le condizioni dell’azienda.
Veneto Disciplina regionale dell’agriturismo Massimo 30 piazzole e 45 persone per impresa, con dotazioni minime specifiche per l’agricampeggio.

A queste regole si aggiungono le norme urbanistiche, edilizie, paesaggistiche, ambientali e igienico-sanitarie, oltre ai regolamenti del Comune. Per questo il primo interlocutore pratico è il SUAP, lo Sportello Unico per le Attività Produttive del Comune in cui si trova l’azienda.

Piazzole, servizi igienici e capienza

Prima di disegnare l’area, fate verificare a un tecnico superficie e distanze delle piazzole, accessi e viabilità interna. Poi gli impianti: acqua, eventuale elettricità, bagni e docce, scarichi, rifiuti, illuminazione e sicurezza. Controllate anche se la vostra Regione distingue tra tende, caravan e camper.

Iter burocratico passo dopo passo

L’iter preciso dipende da Regione, Comune e progetto, ma la sequenza di base è questa.

  1. Verificate i requisiti agricoli: qualifica di imprenditore agricolo e rapporto di connessione richiesto dalla vostra Regione.
  2. Leggete la normativa regionale: la legge sull’agriturismo e il regolamento attuativo, in particolare le parti sull’ospitalità in spazi aperti.
  3. Controllate urbanistica e vincoli: destinazione dell’area, strumenti urbanistici, vincoli paesaggistici o ambientali.
  4. Incontrate Comune e SUAP prima di spendere: portate una descrizione dell’azienda, una planimetria e un’idea di piazzole e servizi.
  5. Progettate con un tecnico e individuate i titoli necessari: edilizi, paesaggistici, ambientali o sanitari, a seconda delle opere.
  6. Presentate la SCIA o la pratica prevista al SUAP: in Toscana, per esempio, la modulistica regionale aggiornata nel 2025 prevede la SCIA per agriturismo.
  7. Completate gli altri obblighi e solo allora aprite: adempimenti fiscali, statistici, sanitari e di pubblica sicurezza, come la comunicazione degli ospiti.

Quanto costa aprire un agricampeggio

Non esiste un costo medio nazionale affidabile. Un’azienda che ha già accessi adeguati, bagni e impianti parte da una situazione molto diversa da chi deve realizzare tutto da zero.

Le voci più pesanti sono spesso quelle che non si vedono: terreno e drenaggio, rete idrica, scarichi, impianto elettrico e adeguamento degli accessi. Si aggiungono progettazione, pratiche (i diritti SUAP variano da Comune a Comune), bagni e piazzole, poi i costi di gestione: assicurazione, prenotazioni, promozione e manutenzione.

Chiedete preventivi su un progetto già verificato con il Comune, non su un budget generico trovato online.

Gli errori più comuni

Il più costoso è costruire prima di aver verificato normativa e domanda: piazzole non conformi vanno rifatte, e piazzole che nessuno prenota non si ripagano. Il massimo consentito dalla legge non è il numero giusto per la vostra azienda.

Il più sottovalutato riguarda gli accessi. Un ingresso comodo per un’auto può essere impraticabile per un camper di sette metri: cancelli stretti, curve, rami bassi, pendenze e fondo cedevole diventano problemi reali fin dal primo arrivo.

Dopo l’apertura: farsi trovare dai viaggiatori

Un agricampeggio in regola è solo metà del lavoro: l’altra metà è farlo conoscere a chi viaggia in tenda, campervan, camper o caravan. I campeggiatori che cercano un’esperienza rurale non usano gli stessi canali dei clienti dei grandi campeggi, e una piccola struttura agricola rischia di restare invisibile.

Natura Camping nasce proprio per questo. È il portale che riunisce in un’unica piattaforma i campeggi rurali italiani, dagli agricampeggi al glamping fino alle aree di sosta agricole, dal Nord al Sud. Inserire la vostra struttura significa presentarla a viaggiatori che cercano esattamente quello che offrite: natura, prodotti dell’azienda e un’accoglienza diversa da quella di un villaggio turistico.

Per un’azienda agricola che valuta un agricampeggio, il percorso può quindi avere tre tappe: prima si conoscono i camperisti con le soste gratuite Agricamper, poi si apre l’agricampeggio se i numeri lo giustificano, infine lo si fa conoscere su Natura Camping. Le due formule possono anche convivere: un’azienda può restare nel circuito Agricamper, con le sue soste gratuite di 24 ore, mentre offre soggiorni più lunghi nelle piazzole dell’agricampeggio.

Avete già un agricampeggio o un’area di sosta agricola? Inserite la vostra struttura su Natura Camping e fatevi trovare dai viaggiatori che cercano campeggi rurali in Italia.

Inserite la vostra struttura

Domande frequenti sull’apertura di un agricampeggio

Serve essere imprenditore agricolo per aprire un agricampeggio?

Sì. La legge 96/2006 riserva l’attività agrituristica, agricampeggio compreso, agli imprenditori agricoli ai sensi dell’art. 2135 del Codice civile; possedere un terreno agricolo non basta.

Quante piazzole può avere un agricampeggio?

Dipende dalla Regione: da 8 piazzole in Emilia-Romagna (15 in aree protette e montane) fino a 30 in Veneto e 35 in Toscana.

Sono obbligatori bagni e docce?

Dipende dalla Regione e dal tipo di ospitalità. In Lombardia, per esempio, le piazzole attrezzate richiedono servizi igienici e allacciamento elettrico.

Quali permessi servono?

Di solito verifiche urbanistiche, eventuali titoli edilizi o paesaggistici e la pratica di avvio dell’attività, spesso una SCIA presentata al SUAP del Comune.

Quanto costa aprire un agricampeggio?

Non esiste una cifra valida per tutti: il costo dipende soprattutto dalle opere da realizzare, cioè accessi, acqua, elettricità, scarichi e bagni.

Che differenza c’è tra Agricamper e un agricampeggio?

L’agricampeggio è una struttura ricettiva con piazzole, servizi e soggiorni regolati dalla legge regionale. Agricamper è un circuito di soste gratuite di 24 ore per veicoli autonomi, senza servizi né corrispettivo, e quindi non è un’attività ricettiva. Per chi pensa a un agricampeggio è anche un modo per conoscere il pubblico del turismo itinerante prima di investire.

Come faccio conoscere il mio agricampeggio una volta aperto?

Inserendolo su un portale dedicato ai campeggi rurali come Natura Camping, che riunisce agricampeggi, glamping e aree di sosta agricole in tutta Italia.

Verificare prima, investire dopo

Verificare prima e investire dopo: è questa la regola che evita le spese inutili.

Se non siete ancora sicuri che i camperisti faranno per voi, iniziate a conoscerli con qualche sosta. Se invece avete già una struttura, il passo successivo è farla trovare da chi la sta cercando.

Due modi per iniziare oggi.

Registrate gratuitamente la vostra azienda su Agricamper per conoscere i camperisti: Diventate host Agricamper.

Oppure inserite il vostro agricampeggio su Natura Camping: Inserite la vostra struttura.

Questa guida ha finalità informative e non sostituisce una consulenza legale, amministrativa, fiscale o tecnica.

Aggiornato a ottobre 2026

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